RigheDiCorsa

Brevi spunti e riflessioni personali sulla Formula 1, ma non solo!

Archivio per Maggio 1999

Ferrari “zavorrata”.

Pubblicato da marcotheavalanche su Maggio 30, 1999

Quinta gara del Mondiale, e prima “doppietta” McLaren, ideale “risposta” alle Ferrari a Montecarlo. Un commento: vittoria nata soprattutto in partenza, grazie al lento avvio (confermato dalle  mezze ammissioni all’arrivo) di Eddie Irvine, bravissimo in prova ma incapace di esprimersi al meglio in gara. Causa principale della (ammettiamolo) mezza débacle Ferrari, l’aerodinamica: per quanto riguarda le prove, la famosa “zavorra”, costituita da 50 chili di fogli di tungsteno, messa in pratica sotto al motore (per la Ferrari) e sotto il pilota per la McLaren. In gara, invece, la zavorra ha un nome ed un cognome: Jacques Villeneuve. Il canadese della BAR, con un’ottima partenza, aiutato, suo malgrado, da Irvine, si è piazzato subito davanti a Schumacher e, sino al primo pit stop, ha zavorrato le due Ferrari di un “malloppo” di circa 20 secondi, tale era la distanza da Hakkinen prima della sosta ai box. Dopo aver pesato sulla Ferrari per un terzo di gara, Villeneuve è riuscito a dimostrare l’insolito teorema che, per la BAR, le soste ai box servono solo a rompere pezzi di vettura: dopo aver lesionato parte dell’alettone posteriore alla prima sosta, è riuscito, alla seconda, a frantumare la prima marcia rimanendo inchiodato nel pit (colpa magari di quel meccanico che ha tentato di strappargli due profili dall’alettone?). Commento a fine gara: “E’ una squadra nuova, bisogna lavorare”. Chissà in che senso l’avrà detto…
Altri pesi: Takagi e De la Rosa: le due Arrows. Con la formidabile strategia di gara di De la Rosa (tre soste, e nemmeno brevi) e l’insostenibile quanto incomprensibile presenza in pista di Toranosuke hanno dimostrato quanto sia importante, per la Arrows, essere davanti a tutti… da doppiandi.
Un altra vera e propria zavorra si è dimostrato essere, una volta ancora, il cambio della Sauber: Alesi, ottimo in prova (è stato in pole per una manciata di minuti) ha scassato per l’ennesima volta il cambio in cristallo (quello non è carbonio!) della sua macchina, ed è stato costretto al ritiro. Un vero peccato, speriamo che la Sauber riesca ad ottenere il cambio della Ferrari ‘98, che non sarà magari l’ultimo ritrovato, ma almeno si è dimostrato affidabile.
Un ultimo pensiero va alla ritrovata affidabilità McLaren: in gara, a parte un piccolo intoppo per il primo cambio gomme di Coulthard, non è stato riscontrato nessun problema, a parte il fatto che le “frecce d’argento” si dimostrano più lente di Schumi solo se zavorrate di un paio di vetture da doppiare. Chissà. Prossima gara a Montrèal, signori. E, si spera, senza zavorre.

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Trois! Rouge, encore!

Pubblicato da marcotheavalanche su Maggio 16, 1999

Confessiamolo: chi, all’inizio del Mondiale, avrebbe potuto pronosticare le Ferrari vincenti in tre dei primi quattro Gran Premi della stagione? Solo dei grandi amanti del rischio. Rischio che, evidentemente, in casa McLaren stanno cominciando a conoscere: quello di vedersi superare, e per errore dei piloti (ammettiamolo: Hakkinen ha fatto pattinare un po’ troppo le ruote, alla partenza; anche Coulthard, dopo l’esperienza dell’Australia, non sembra aver imparato troppo) dopo essere stati costretti a rincorrere le vetture del Cavallino sin dalle prove. La pole di Mika Hakkinen, infatti, può essere considerata proprio come una scommessa vinta, 64 millesimi (il distacco da Schumi) strappati alla sorte. Non parliamo della gara. Conoscete il risultato, no? Poi, la strategia Ferrari, o forse il dritto di Hakkinen in prossimità del Mirabeau, hanno fatto il resto. Doppietta, Schumi in testa dall’inizio alla fine, senza mai troppi problemi, ci hanno regalato una domenica noiosamente piacevole.
Altre scommesse, vincenti o meno: un campione di “rischi calcolati” sembra sia diventato il nostro Giancarlo Fisichella, che, partito stavolta meglio di Imola (sfido: era difficile fare peggio del 16° tempo…) sta maturando dal punto di vista della condotta di gara. Risultato: altri preziosi punticini per la Benetton, che col motore che si ritrova potrebbe praticamente considerarsi una squadra miracolata.
Rischi affrontati e che non hanno portato a punti sono stati quelli che hanno tolto di mezzo le due Stewart di Herbert (prima) e Barrichello (poi), entrambi in ottima posizione, entrambi traditi dalla sospensione posteriore. Non sarebbe mica l’ora di passare alle sospensioni “da gara”, visto che tutte le altre scuderie hanno lasciato perdere l’idea Stewart delle “multi-link”?
Altri rischi sono stati quelli presi da Alesi, in buona forma fino al ritiro. Sorvoliamo poi su Gené e le Arrows, più che altro creatori di pericoli, con le loro vetture incidentate in pista (con anche una fuoriuscita d’olio).
Veniamo invece al rischio più grande: il prossimo G.P. Si corre in Spagna, e sappiamo che il Cavallino, a Barcellona, non è mai andato troppo bene. Auspici e scongiuri come al solito, sperando …o è un rischio?

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Scomponiamoci!

Pubblicato da marcotheavalanche su Maggio 12, 1999

Ebbene sì, anche il tifoso Ferrari più disciplinato, una specie di Avvocato Agnelli ancora più compassato, dopo 16 anni di astinenza dalla vittoria nel Gran Premio di casa, avrà fatto minimo un salto sulla sedia alla vista di Hakkinen contro il muretto. L’errore di Hakkinen ha poi aperto la strada al grande successo di Schumi, che porta il campione di Kerpen a 15 vittorie con la rossa, alla pari col grande Niki Lauda. Peccato poi per il motore di Irvine, ma con entrambi i piloti ai primi due posti del Mondiale dopo tre gare, non ci possiamo proprio lamentare.
Scomponiamo la tre giorni. Per la Ferrari è stato un crescendo, insospettato forse, vedendo le prestazioni McLaren sul giro in prova e in gara nelle prime due gare. La rossa ha dimostrato di essersi avvicinata in termini di prestazioni, sebbene abbia ancora bisogno di qualche errore o doppiato per vincere. Con Hakkinen ancora in gara, le Ferrari giravano circa un secondo più lente della McLaren del finlandese, e, fino a quando il nostro non ha messo le ruote sull’erba e si è scomposto andando a muro, tutti noi ci saremmo rassegnati allo “strapotere delle frecce d’argento”, dato che il ritardo che si andava accumulando avrebbe anche potuto bastare per un’eventuale seconda sosta di Hakkinen, anche nel caso in cui la rossa avesse fatto un solo pit stop, del resto strategia annunciata. La Ferrari, invece, ha degli ottimi strateghi, in pista e ai box, capaci di cambiare in maniera flessibile e rapida la tattica di corsa, per cercare ogni possibilità di superare le McLaren. E’ stato questo il fattore “fra le righe” che ha determinato la gara.
Veniamo all’argomento chiave delle prime due gare, “tormentone” utile anche per Imola: i rapporti affidabilità – prestazioni tra le due scuderie leader. L’affidabilità McLaren, dal punto di vista della vettura, è migliorata col passare del tempo, indice che, con un pizzico di fortuna in più, la scuderia di Woking tornerà ancora a dare battaglia. Per la casa di Maranello, invece, c’è stata a Imola la prima (mezza) battuta d’arresto. A cedere è stato, purtroppo, il motore. Ma le prestazioni stanno, sia pur lentamente, migliorando. Un fattore potrebbe essere la migliore conoscenza che si sta facendo con le gomme. A conti fatti, a Monaco, ne dovremo vedere delle belle. (…facciamo pure gli scongiuri!!!).

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