Sono le 13:53 di Sabato 26 giugno 1999, e il mondo della F1 è al centro di un paradosso: a sette minuti dalla fine delle prove di qualificazione per il G.P. di Francia, Mika Hakkinen, campione del mondo uscente, sotto una pioggia da diluvio universale parte seconda, non ha ancora un tempo valido per la qualificazione, è fuori cioé da quel 107% del tempo della pole. Il pilota in prima posizione è il saggio Rubens Barrichello il quale, fregandosene di meteorologi e strategie, ha messo fuori il naso, ha pensato: “Nuvole nere. Pioverà di più dopo”, è salito in macchina è ha strappato il primo tempo. L’han seguito anche Alesi e Panis, con il secondo e il terzo posto in griglia. Schumi è sesto.
Vi immaginate, se le prove fossero finite lì, che cosa sarebbe successo?
Semplice. Assolutamente nulla. Come per Gene a Barcellona, ripescato perché nelle libere aveva fatto un tempo migliore, sarebbe successo anche per Mika. Preso col tempo che aveva in quel momento. A che serve, la regola del 107%, quando bisogna sperare nel diluvio universale? Prendete i piloti, tutti, e metteteli a correre in gara. A questo punto, la griglia, la si potrebbe pure sorteggiare!
Ehi, ma come, la gara? Ok, arriva. Ma ci voleva, un piccolo chiarimento, su questa regola ipocrita.
Prendete un circuito che con la pioggia si trasforma in un acquario, una bella serie di nuvole nere ballerine, e la shakerata delle prove di Sabato, con Hakkinen 14° e Irvine 17°. Mescolate con qualche testacoda e sorpassi da paura pura, ed otterrete il Gran Premio di Francia ‘99: un andirivieni di leaders (ben 5: Coulthard, Barrichello, Schumi, Hakkinen e Frentzen), una serie di colpi di scena: Coulthard fuori (elettronica, o errore?), poi l’ennesimo diluvio con la safety car; la mezza follia di Irvine che rientra ai box quasi senza preavviso, e che si fuma circa 40 secondi! Poi il rimontante Hakkinen in testacoda quando aveva praticamente passato Barrichello, e la Ferrari di Schumacher che sembra volare sull’acqua fino alla prima posizione, salvo poi praticamente “piantarsi” per l’elettronica (8 secondi di vantaggio persi in un giro!), il conseguente cambio di volante, fonte di ritardo (13” di sosta) e quindi di nuovi guai per il pilota tedesco. E la furba strategia di Frentzen, il quale, unico dei piloti a fare una sola sosta, coglie la sua seconda vittoria in carriera. La gara è tutta (!) qui, anche se a molti è sembrato di essere in due posti contemporaneamente, o di vedere più gare in una. Insomma, una sorta di regione ai confini della realtà, Magny-Cours. Cosa si può dire, se non di volere, da povero ferrarista deluso, una gara migliore delle vetture del Cavallino?
Un post a caso!








