Chi ha buona memoria ricorda che lo slogan Michelin 2003 fu “grandi prestazioni che durano nel tempo”; questo weekend, una gomma di Ralf Schumacher non ha retto, nelle libere di venerdì: il tedesco è stato scaraventato sullo stesso muro che, nel 2004, gli microfratturò due vertebre, facendogli rischiare la sedia a rotelle. Una curva maledetta, per il tedesco, ed è la stessa dell’ovale della 500 miglia di Indianapolis.
Se si ricorda la prassi ed il regolamento, si sa che, normalmente, i “gommisti” portano due tipi di mescole diverse ad ogni gara: una deve garantire la prestazione, l’altra, la sicurezza di finire il gran premio. La Michelin, qui, non è stata capace di tenere fede a quest’ultimo impegno: le sue gomme sarebbero durate circa dieci giri, anziché 73! Il che, con il botto di Ralf Schumacher, è stata la mazzata definitiva sulle speranze dei team con i pneumatici francesi. Il braccio di ferro tra la Michelin e la FIA è stato breve, ma non poteva avere esito diverso: le gomme vanno scelte e punzonate all’inizio del weekend, e le coperture inviate nottetempo da Clermont – Ferrand non potevano essere convalidate.
Quindi, l’esito di questa gara è stato scontato sin dal primo giro, con la desolante processione delle vetture gommate Michelin ai box dopo il giro di ricognizione.
Abbiamo visto scene che non avremmo voluto vedere: oggetti lanciati in pista, nemmeno fosse una partita di calcio; cartelli “ridateci i soldi indietro”, tribune con spettatori inferociti i cui fischi coprivano pure l’assordante rombo dei sei motori rimasti.
D’accordo, ha vinto la sicurezza, e questa è una cosa da tenere in considerazione; ma questo è un concetto un po’ lato di sicurezza: non correre affatto non è come correre sicuri.
Questa corsa non è stata come Imola ‘82, con le vetture inglesi che non partirono: è stata la “gara” (le virgolette sono d’obbligo, stavolta) nella quale ben 150000 spettatori sono stati tenuti all’oscuro di tutto, sino alla partenza, con tutto quel che ne è scaturito dopo.
Troviamo difficile ora l’attuazione di un Gran Premio negli Stati Uniti, l’anno prossimo (si parlava di Las Vegas, oltre ad Indianapolis). Troviamo anche difficile un recupero di immagine da parte della Formula Uno come sport, ostaggio di regole incomprensibili e gommisti senza scrupoli.
L’unico episodio in pista degno di nota: Schumacher che costringe Barrichello al fuoripista al 51° giro, (sì, sto parlando di due piloti Ferrari!!! Sentiremo un bel po’ di urla, nel box Ferrari, stasera!)
L’ordine d’arrivo: le Ferrari, con Schumi davanti a Barrichello, poi gli “esordienti”: le Jordan di Monteiro e Karthikeyan, e poi le Minardi (finalmente!!!) di Frisacher ed Albers.
Prossima gara in Francia, a Magny – Cours. Chissà se la curva Lycée sarà come la parabolica di Indy… speriamo di no, per il bene della Formula Uno!
Ci rileggiamo su queste pagine.
Archivio per Giugno 2005
Indianapolis: il Gran Premio della vergogna Michelin.
Pubblicato da marcotheavalanche su Giugno 19, 2005
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Raikkonen rende il 10-0 ad Alonso!
Pubblicato da marcotheavalanche su Giugno 12, 2005
Al GP del Canada abbiamo avuto degli “illustri ritorni”, e anche se non è stata rispettata la “regola del 5″ che qui ha visto una Ferrari prima nell’85 e nel ‘95. Sabato, dopo aver assistito alla pole di Jenson Button sulla BAR (la seconda della sua carriera, dopo Imola 2004) davanti a Michael Schumacher, siamo stati, non senza una punta di sgomento, a guardare il cambio di Barrichello mandare in fumo la qualifica del ferrarista brasiliano, partito ultimo in griglia.
La cronaca della gara. In partenza Schumi perde ben quattro posizioni: le Renault fanno “manovra a tenaglia” e lasciano dietro sia il ferrarista che Button prima della prima curva; con le McLaren la battaglia è più serrata, specie con Raikkonen, ma l’esito è identico.
Le Renault sembrano fare il vuoto, con Fisichella davanti ad Alonso (anche se lo spagnolo “chiede strada”, anche parlando con gli ingegneri!). Ma Fisico risponde prendendosi un po’ di vantaggio.
Schumi effettua il suo primo pit stop al 12° giro, rientrando in dodicesima posizione, dietro Coulthard. Button lo segue tre giri dopo: la prima fila aveva poca benzina, orientandosi sulla strategia delle tre soste.
Al 16° giro le McLaren “si svegliano” e cominciano ad inanellare giri veloci. Risultato: il divario tra le Renault e le monoposto di Ron Dennis si accorcia. Fisico approfitta di un problema tra Alonso e Klien (appena uscito dai box), e mette due secondi tra sé e il suo compagno di squadra. Ma Raikkonen non molla, e le McLaren proseguono il loro “marcamento a uomo”: Raikkonen su Alonso, Fisichella su Montoya. Il colombiano vanifica con un uscita di pista un tentativo di sorpasso ai danni di Alonso. A questo punto però, Fisichella ha un problema al cambio, e si ritira. Ma pochi giri dopo, Alonso va a muro alla prima chicane, danneggiando la posteriore destra. Ritiro inevitabile. Comincia ad essere chiaro che lo spagnolo ha problemi di “tenuta” quando è in lotta per il titolo. Alonso può ancora farcela, ma deve mantenere la concentrazione.
Ma ci siamo dimenticati delle Williams! Webber: l’australiano compie uno svarione al tornante, e perde tre posizioni. Heidfeld, dopo esser stato un tempo infinito dietro Massa, “cuoce” il motore, anche dopo esser stato avvertito dai box delle temperature troppo alte.
Ma le emozioni non sono finite: Button va a muro al 47° giro, sul famigerato muro “Bienvenus au Quèbec”, già foriero di illustri delusioni; tutti ai box a rifornire. Montoya, in testa finora, compie una manovra pericolosa al rientro, uscendo dai box con semaforo rosso: è squalifica!
Nel finale, a parte la rottura di un freno di Trulli e la “comparsata” di Sato-san, non si segnalano altri episodi, con Raikkonen che controlla il Kerpeniano agevolmente.
L’ordine d’arrivo finale: 1° Raikkonen davanti a Schumi e a Barrichello (gara molto solida, la sua). Poi troviamo Massa davanti a Webber, ed a chiudere i punti Ralf Schumacher, Coulthard e Klien.
Una nota di demerito all’organizzazione canadese: il nuovo asfalto, rifatto ma non in grado di sopportare le F.1, ha richiesto l’applicazione di 6 punti in cemento, che hanno modificato l’aderenza della pista.
Prossima gara tra solo 7 giorni, ad Indianapolis. Ci rileggiamo su queste pagine.
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Un post a caso!








